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from To Record Only Water for Ten Days (2001)

Selection made by Andrea Girolami (Wired, Rumore, Vitaminic)

C’è questa scena nel film di Nanni Moretti, “La stanza del figlio”, in cui l’inconsolabile padre continua a riascoltare la stessa canzone. Neanche tutta per intero ma solo pochi secondi, un frammento mandato avanti e indietro in continuazione, il regista lascia intendere che sono ore che è lì davanti e ci rimarrà ancora per molto. Perché quando una cosa fa troppo male funziona così: la devi prendere poco alla volta, quindi repetita iuvant e se è una cosa breve tanto meglio, si possono moltiplicare le dosi. Come gli adolescenti che si tagliano con la lametta e poi lo strillano su Facebook, solo con la musica al posto del pezzo di metallo. E senza frangia davanti agli occhi. Questa cosa della fissa a me è successa con “Ramparts” di John Frusciante, mai stato un suo grande fan, non ricordo neanche se fosse il disco giusto al posto giusto oppure c’era stata una riflessione prima: lo porto con me perché presto mi servirà. La senti una volta, poi due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove, il viaggio in macchina dura 60 minuti e tu hai ascoltato sempre la stessa canzone. Una mano sul volante e l’altra a fare la spola tra cambio e il tasto back dell’autoradio. Un’ultima volta e poi basta che siamo arrivati, magari alzatomi dal sedile dimenticherò questa brutta storia, che il dolore rimane tutto dentro la canzone lasciandomi libero e leggero. Pesante? Lo sapevo che dovevo parlare di “Best Days” dei Blur, delle delusione d’amore dell’adolescenza, sarebbe stato più allegro ma non di molto.

Posted at 1:08pm.

  1. yestheydo posted this

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